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S.E.M. Società Escursionisti Milanesi Club Alpino Italiano


STORIA DELLO SFE IN SEM

IL GRANDE PASSATO

La storia dello sci nella nostra associazione inizia nel lontano 1904, quando attività scialpinistica e agonistica si mescolano e si confondono.
Lo Sci Club SEM è il più antico sci club di Milano affiliato alla FISI (Federazione Italiana Sport Invernali) ed è immatricolato dal 1946 con la sigla MIL00.
In sede sono esposte più di un centinaio di coppe, targhe e medaglie vinte dalla Società e dai suoi atleti in quegli intensi anni di attività.
Per descrivere l'attività svolta dallo Sci SEM fino agli anni '60, riportiamo il seguente articolo comparso sullo Scarpone nel 1964 a firma di Gaspare Pasini.


"Lo Sci SEM ha sessant'anni"
Preponderante azione nello sviluppo dello sci italiano

Sessant'anni fa, precisamente nel febbraio del 1904, dal tronco vigoroso della Società Escursionisti Milanesi (trasformata poi in autonoma Sezione S.E.M. del CAI) nacque col nome di "Skyatori SEM" l'attuale Sci S.E.M.
Fu la quarta associazione del genere, in ordine cronologico, sorta in Italia, dopo lo Ski Club Torino, fondato nel 1901, lo Ski Club della Sezione milanese del CAI, nato nel febbraio 1902 e lo Ski Club di Genova, costituito nel dicembre 1903.
L'idea era venuta in mente qualche anno prima al "semino" Ing. Gustavo Englemann che faceva parte, insieme al Kind, dello sparuto gruppo di appassionati che avevano introdotto lo sci in Italia.
Egli riuscì a trovare e convincere poi 28 amici uniti nella stessa passione (allora definita "mania") che dettero vita a questa pionieristica attività della SEM. Erano alpinisti in gamba, considerati dai colleghi un po' originali per la loro fede in quella bizzarra scarpa prolungata.
E furono proprio due soci dello "Skyatori SEM", Castelli e Robbiati, a usare gli sci per compiere nel 1905, il giro del Diavolezza, diventato poi un classico. Impresa tanto più straordinaria quando si pensi che, in quei primi tempi, la tecnica era decisamente sommaria, basata su una pertica alta un paio di metri, che terminava con un puntale rivestito di latta, al di sopra del quale era fissato un disco di legno. La pertica serviva per dare la spinta, dopo la quale la si teneva tutta indietro e raspante, premendovi sopra per governare la discesa, per arrestarsi e girare.
Sci rudimentali, attacchi pure; quanto agli scarponi, erano quelli che allora si adoperavano in montagna. Fu un altro semino, Vittorio Anghileri, che contemporaneamente all'introduzione dei pattini di legno, ideava la prima scarpa da sci e portava qualche innovazione negli attacchi, anticipando l'attività di Vitale Bramani che molto più tardi lanciava le suole in gomma.
L'entusiasmo dei 28 fondatori fu proiettato alla diffusione del nuovo sport: la sua "quinta colonna" si spinse al Gottardo per carpire i segreti del "Telemark" e diffonderlo in Italia. Altri si dedicarono all'organizzazione delle prime gare, con la Coppa Valsassina, che richiamò la partecipazione dello Ski Club Andermatt, i cui soci si esibirono in una serie di salti perfetti, primi stranieri scesi in Italia a gareggiare.
Altri ancora crearono una scuola, che svolgeva le sue lezioni su campi diversi, nelle traversate e nelle ascensioni alpine in comitiva. Nella fase iniziale, infatti, lo sci si fuse con l'alpinismo invernale. Poi si curò l'agonismo e gli atleti della SEM si affermarono con lo Zoia, il Flecchia e il Parodi, che nel 1912 si aggiudicò il Campionato italiano di salto e di stile, e con il Carrettoni, che conquistò addirittura il Campionato svizzero.
La Sezione sciatori SEM si coprì di gloria nei reparti alpini sciatori durante la prima guerra mondiale. I reduci diedero il via al secondo periodo con corsi speciali e con un'intensa propaganda culminata nelle marce popolari sciistiche a squadre, allo scopo di agevolare la diffusione dello sci tra i meno abbienti; le partecipazioni furono così numerose che dovettero intervenire le autorità tutorie, poiché, pur di far numero, le squadre racimolavano elementi che vedevano gli sci per la prima volta.
L'agonismo aveva la sua massima espressione nella "Staffetta dello Stelvio" che diventò classica e che ebbe sempre grande successo per l'innovazione della partenza in linea, poi imitata dalle competizioni nazionali, mondiali e olimpiche.
Sempre tra le fila della Sezione SEM, gli atleti si affermarono in numerose gare: da Mariani a Zappa, a Negro, ai fratelli Bramani, a Venzi che s'impose come discesista e saltatore di livello internazionale. Continuò coi fratelli Risari e nel 1928 trionfò nei Campionati italiani col 1° posto di Bernasconi e il 4° di Testa.
Tra una gara e l'altra, i fedeli dell'alpinismo si dedicarono all'organizzazione delle gite invernali, tutte con esito felice per numero di partecipanti e importanza di mete raggiunte, lungo l'intera catena alpina, sia sul versante italiano che su quelli francese, svizzero e austriaco.
La scalata di queste numerose cime lasciò il segno con le monografie di Silvio Saglio, pubblicate nei primi anni di vita di questo giornale ("Lo Scarpone", ndr) e con le guide e le carte, opera dello stesso Saglio e di Ettore Castiglioni.
Con l'avvento del discesismo e con l'abolizione dei "cittadini" nelle gare sciistiche nazionali, che videro a poco a poco il predominio dei valligiani e di atleti che potevano considerarsi professionisti, i giovani semini abbandonarono le competizioni e rimasero in campo soltanto i Costantini, i Marnati, i Deltorre, i Cosi, i Bonazzi, i Gelli e i Galletto.
Dopo la stasi della seconda guerra mondiale, si entrò nel periodo che tutti conoscono; basti ricordare l'organizzazione della Coppa Pisati, le ultime Staffette dello Stelvio e l'impeccabile organizzazione del XII Rally internazionale, nonché l'annuale scuola di sci.
Da questa scarnissima sintesi risalta quanto sia stata preponderante l'azione della Sezione sciatori SEM nella propaganda dello sci, sia agonistico che alpinistico; fu insomma fra gli artefici principali dello sviluppo sciistico italiano, che tanta importanza ha assunto attualmente, per i suoi eccezionali effetti in campo turistico ed economico. . . . . .

Articolo firmato da Gaspare Pasini

( l'articolo è stato tagliato laddove continuava con la cronaca della festa organizzata per l'occasione presso il rifugio Zamboni - Zappa, ndr)



LA RIPRESA DEGLI ANNI '80

Fu solo all'inizio degli anni '80, grazie a nuovi trascinatori quali Alfio Popi e Dante Bazzana, che questa attività ricominciò in pieno. Il rinato gruppo sci organizzò gite domenicali, settimane bianche e scuole sia per lo sci di discesa che per lo sci di fondo con Maestri di Sci milanesi.
Per tutti gli anni '80, questa attività visse un periodo di popolarità e successo, grazie a trascinatori quali Felice Di Bari e Dario de Stefani, riuscendo ad organizzare gite domenicali così frequentate, da dover noleggiare anche cinque pullman per portare tutti gli sciatori sui campi da sci.
Negli anni '80 rinacque anche l'attività agonistica SEM, certo non gloriosa come quella dei predecessori, ma comunque animata da un buon gruppo di atleti.
Si organizzarono le partecipazioni alle grandi maratone classiche dello sci di fondo, quali Marcialonga e Pustertaller Skimaraton, che videro la partecipazione di più di 50 iscritti SEM per gara. Si partecipò alla classica 24h di Pinzolo (poi 24 ore di Andalo), gara per staffette a squadre o individuale della durata appunto di 24 ore.
Questa gara era così seguita dai semini che nel 1987 riuscimmo a parteciparvi con 5 squadre di cui una femminile, totale 20 atleti più cronometristi, massaggiatore e assistenti al seguito. In questa edizione, la SEM fu tra le società premiate in base la numero totale di chilometri percorsi.
La massacrante gara individuale (24 ore sempre sugli sci) fu completata da Renata Pelosini, Marco Morosini e Giacomo Galli in edizioni diverse.
Nel 1992 Renata Pelosini stabilì ad Andalo il nuovo record italiano femminile con 320 km percorsi.
Altri sciatori parteciparono a livello dilettantistico a gare di fondo FISI e di Coppa Italia, rimediando qualche coppa come squadra.
Anche lo sci di discesa vide alcuni "semini" partecipare a gare di gigante FISI.
Per anni la SEM organizzò il "Campionato Milanese Sci Fondo" assieme agli altri gruppi di fondisti di Milano. Poi, inevitabilmente, le esigenze dell'utenza cambiarono ancora una volta e si fece sempre più fatica ad organizzare gite con un solo pullman.



GLI ULTIMI ANNI

Cambiano i tempi, cambia la società e cambiano anche gli interessi dei soci.
Oggi non si organizzano più pullman per gite sciistiche, fenomeno comune anche alle altre associazioni simili alla nostra. I soci preferiscono recarsi sulle piste con mezzi propri e così è tramontata l'epopea delle gite.
Anche l'attività agonistica è pressoché scomparsa, e le gare sia di discesa che di fondo non sono più seguite come Società. I soci che si dedicano a queste attività lo fanno per conto proprio o si appoggiano ad associazioni più specializzate. In conseguenza di tutto questo, lo Sci Club SEM è stato chiuso nel 2001.
Le nostre attività sciistiche si sono quindi concentrate sulle discipline vicine allo spirito del CAI, quali lo sci escursionismo e lo sci alpinismo.
Lo sci escursionismo è stato gestito sino al 2011 dalla Scuola A. Popi, confluendo con la stagione 2011-12 nella Scuola S. Saglio, a cui da sempre fa capo lo sci alpinismo.
Continua quindi la frequentazione della montagna anche d'inverno: tra corsi e gite, tutti i fine settimana invernali vedono i semini a spasso tra le montagne. Un nutrito calendario propone gite ed escursioni invernali per tutti i gusti e per tutte le difficoltà.